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La storia
Non c'era luogo che potesse appagare maggiormente le esigenze, le
inclinazioni e i desideri del Cardinale Alessandro Albani. Porto d'Anzio gli avrebbe
fornito prestigio, ricchezza e fama, dato che trovò il giusto humus che potesse
alimentare la sua profonda passione: l'archeologia. Terreni fertili attendevano chi avesse
saputo sollevare quella coltre e scoprire tesori ineguagliabili che il tempo aveva
conservato in un letargo millenario.
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Per questo il cardinale commissionò
la costruzione di un "casino di campagna" che lo avrebbe ospitato durante i
periodi estivi e soprattutto durante le operazioni di scavo per i suoi numerosissimi
ritrovamenti archeologici. Gran parte di questo patrimonio archeologico rischiò di
perdersi per l'Europa, infatti nel 1730 il cardinale aveva già venduto al re di Polonia
un complesso di statue per 25.000 scudi, fortunatamente, Papa Clemente XII Corsini
comprò
ricche collezioni di statue, busti, monete che l'Albani per mercimonio o per omaggiare i
suoi illustri ospiti presso la sua villa andava disperdendo.
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L'Albani, comunque, era anche abile
amministratore dei suoi beni. In vecchiaia si dedicò al riordino delle sue celebrate
collezioni, ammirate dalle più potenti famiglie del tempo, sistemandole nella sua villa
di Roma, che alla fine risultò una residenza pensata come un immenso museo. Purtroppo
queste opere d'arte furono allontanate da Anzio e come era prevedibile la maggior parte
furono depredate da Napoleone che sottrarrà ben 294 pezzi.
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Ritornando alla villa il
Cardinale Albani
acquistò i primi terreni l'11 marzo 1718, dai coniugi Cadolini de Luca;
successivamente, il 7 ottobre 1726, rilevò altri lotti attraverso il procuratore Carlo
Celli, dall'Ospedale dei Poveri e dalla Chiesa Collegiata di
Nettuno. L'edificio
presumibilmente venne terminato nel 1726 (la cosa non è sicura a causa dell'eliminazione
nella zona centrale della balaustra che causerà lo smarrimento del documento
dell'iscrizione dei primi lavori). Il nome dell'autore, seppure sia rimasto ignoto alle
cronache ufficiali, è erroneamente indicato dalla tradizione nel giovane
Carlo Marchioni
(1702-1786), progettista, vent'anni dopo, della villa di Roma e molto attivo in queste
zone per il porto e la Collegiata di Nettuno. Più attendibile, invece l'attribuzione ad
Alessandro Specchi (1668-1729), l'autore del Porto di Ripetta, per la sua chiara adesione
ai moduli borrominiani, e per essere stato al servizio dell'Albani dal 1719; aveva,
infatti, già ristrutturato la sede romana alle Quattro Fontane.
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Nel prospetto verso il mare, l'edificio
presenta la facciata come un'acropoli, impostato su una terrazza contraffortata da
muraglie a scarpa. L'asse dell'edificio viene rimarcato dai salienti che, in una dinamica
ascensionale e digradante, rievocano lo schema volumetrico delle piramidi del 1° Egitto;
le due leonesse si conformano alla moda del tempo.
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L'unico elemento d'aggetto è la balconata del piano
nobile che termina, a terra, il volume tripartito da colonne tuscaniche su alti plinti. Il
completamento dell'edificio, con piano attico a tre aperture e volute di raccordo, è
simile a quello di Villa Adele e ripete qui il motivo del piano terra. Il prospetto è
intelaiato da piatte lesene che riquadrano finestre singole, a gruppi di due e di tre. Sei
false finestre, cinque disegnate in muratura, completano il quadro compositivo. Nel piano
nobile ritroviamo i caratteri stilistici già noti; la scritta bronzea "Villa
Albani" sostituisce quella di "Ospizio Marino" che rimpiazzò a sua volta
quella di "Palazzo Pontificio".
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Di notevole valore è la Cappellina privata
di Pio IX, dove l'ancona , incastonata in una ricchissima cornice, ricorda la visita della
Madonna a S. Elisabetta nei colori del purismo romano. Nel prospetto a monte, l'uso
rigoroso di elementi rinascimentali assunti dal mondo grecoromano, preannuncia qui
letà neoclassica mentre si realizza un complesso dai risvolti eclettici, prodotto
dai formalismi della tradizione culturale.
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E' un esempio di villa di rappresentanza dove i motivi
del barocco, solenni e pesanti, sono interpretati in chiave classicistica attraverso
formule architettoniche più sobrie. Villa Albani conchiude un prospetto equilibrato tra
pieni e vuoti, luci ed ombre, nel calcolato rapporto tra le ali e il centro, tra il piano
nobile e il portico, filtro nell'attacco a terra per aprirsi alla campagna. Ingombranti
discendenti d'epoca intelaiano la facciata; colonne tuscaniche e paraste coronate da
capitelli ionici scandiscono il piano inferiore, piatte lesene quello superiore. Le torri
avancorpi, agli angoli dell'edificio, una volta contenevano le quattro guardiole
per vigilare l'immenso patrimonio che il cardinale aveva dissotterrato e qui accumulato.
La finestra con archivolto ad alette e la loggia ad esedra rimandano alla derivazione
borrominiana, così il fastigio con l'ovato reinterpretato ci riporta ad un moderato
rococò sugli schemi borrominiani che il seicento ignorò, e fu chiamato barochetto. Già
dal 1748 erano stati fatti dei notevoli restauri sulla villa che con gli anni il cardinale
Albani andava trascurando, e molti altri ne furono fatti dopo la successione a Monsignore
Don Giuseppe Albani nipote del cardinale, villa che aveva ereditato alla morte dello
stesso nel 1779. Ma nonostante venne affittata o venduta negli anni ad altri proprietari e
nonostante notevoli ampliamenti e restauri la villa divenne prima granaio e poi
addirittura locanda dopo essere stata anche svaligiata e deturpata. Finalmente nel 1852 la
villa venne acquistata dallo stato pontificio e, più precisamente da Papa Pio IX Mastai
Ferretti, che con una spesa di 53.000 scudi riportò agli antichi splendori la sua
nuova residenza estiva. Successivamente lo Stato Italiano, grazie all'insigne medico
fiorentino, Giuseppe Barellai, che ebbe il merito di aver avviato una grande iniziativa
umanitaria a favore dei bambini poveri, rachitici e scrofolosi con l'Opera degli Ospizi
Marini: nuova destinazione della villa, incamerata dal demanio con l'unità dItalia.
L'atto di vendita fu notificato il 16 giugno 1881; il dr. Camillo Morganti fu il primo
medico residente nel nuovo istituto, nel biennio 18791880. Guido Baccelli, Ercoli
Pasquali e Pietro Pericoli concretizzarono il progetto attraverso Agostino De Petris,
Presidente del Consiglio dei Ministri; i proff. Contini, Ferraresi, Strazzeri, Campagna e
Sabatucci, ai nomi dei quali sono stati intitolati i cinque padiglioni, vi profusero le
loro più belle energie insieme alle Suore della Carità di S. Giovanna Antida. Ancora
oggi, la villa, ha la stessa mansione di allora, in più è al servizio del cittadino con
un ampio centro analisi all'avangaurdia con i tempi. Nel periodo estivo, nei suoi
giardini, vengono effettuati spettacoli di musica classica o comunque esibizioni con un
ampio sfondo culturale.

Passaggi di proprietà:
1726 Cardinale Alessandro Albani
1779 Cardinale Giuseppe Albani
1834 Contessa Antonietta Litta Albani e Marchese di Bagno
1852 Camillo Borghese Aldobrandini
1852 Papa Pio IX Mastai Ferretti
1870 Stato Italiano

© Alcune foto ed informazioni sulle Ville di Anzio sono
tratte dal libro "Anzio delle delizie, LE DIMORE NOBILIARI" di
C. Puccillo.
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