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Questa sua
convinzione venne ancor più avvalorata durante una visita del pontefice (1696) a
Nettuno.
Incoraggiato dai cardinali del tempo che risiedevano ad Anzio nelle proprie ville
cardinalizie e dagli abitanti del luogo che richiedevano un porto sicuro per la pesca, che
era sempre stata la maggior risorsa per il paese, il pontefice diede incarico a due
architetti del tempo di effettuare l'eventuale progetto del nuovo porto di Anzio.
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I due architetti,
Fontana e Zinaghi,
presentarono al pontefice due progetti profondamente diversi tra loro. Il Fontana
prevedeva il restauro del porto neroniano,un eventuale accorciamento dei due moli
lasciando la base interrata com'era, e la conservazione dell'antemurale, per la spesa di
25.000 scudi. Lo Zinaghi invece, era decisamente indirizzato alla costruzione di un nuovo
porto, con un molo, da agganciare alla sinistra del neroniano, per una spesa di 15.000
scudi. Il Fontana si rese conto subito del grave errore dello Zinaghi, infatti valutando
le correnti del luogo aveva intuito che il nuovo porto studiato dal rivale si sarebbe
insabbiato in brevissimo tempo.
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Nonostante ciò non informò il pontefice della propria
intuizione e quindi lasciò allo stesso l'ultima decisione. La scelta che seguì si basò
soltanto sul criterio del risparmio, e quindi, venne approvato il progetto dello
Zinaghi.
Questi, nel corso dei lavori si avvide dell'errore mastodontico di un porto con quella
posizione che veniva a formare un sacco per le arene in quanto la corrente ordinaria non
aveva sbocchi. Pensò allora di ripiegare sul sistema degli antichi, un molo cioè piegato
a mezza luna, ma egli non ne fece nulla per non incorrere in spese maggiori.
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Comunque, prima del termine dei lavori, iniziati nel
maggio del 1698, lo Zinaghi piantò tutta l'opera. Travestito da prete e cambiando nome
egli si rifugiò nel Regno di Napoli dove si persero le sue tracce. Al Fontana toccò di
terminare l'opera, essendo architetto papalino, la Camera Apostolica dovette giocoforza
sborsare una somma considerevole, superiore alla previsione, in 230.000 scudi. Il
Fontana
e gli altri architetti del tempo che con il passare degli anni venivano ingaggiati dai
pontefici del momento, con delle spese enormi riuscirono in gran parte a risolvere il
problema dell'insabbiamento, fin che Anzio ebbe il suo nuovo porto, perfettamente
efficiente e con una manutenzione annuale senz'altro di poco conto.
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Oggi, per il visitatore che raggiunge
il porto occasionalmente percorrendo Via XX Settembre fino al molo, all'altezza di
Piazza
S. Antonio, dove c'è l'attracco degli aliscafi diretti alle isole pontine, lo spettacolo
che gli si propone all'improvviso può paragonarsi a quello che si ha giungendo a piazza
S. Pietro. Alla maestà del "Cuppolone" e del colonnato che lo abbraccia, fanno
riscontro i lunghi moli e le banchine con le palazzine circostanti che coronano lo
specchio d'acqua contro appuntato dai battelli all'ancora. Il porto ha una superficie di
circa 18.500 mq e uno sviluppo di banchine e moli commerciali di circa 1.000 mt.
L'attività primaria del porto è destinata alla pesca, la sua tradizione risale all'epoca
Volsca quando funzionava ancora il primo porto così detto "Cenone".
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Sono trascorsi tremila anni e questa attività non si è
mai interrotta. Ad Anzio fa ancora capo una flottiglia di paranze che tutte le mattine,
anche con il mare in burrasca, salpa per rientrare all'imbrunire, dando vita
all'interessante quanto mai inconsueto rituale dello scarico del pesce e della pulizia
delle reti. Sul molo ha inizio immediatamente la vendita del pescato. Lungo il molo di
levante e la darsena "Pamphili" si trovano allineate le numerose imbarcazioni da
diporto e da competizione degli appassionati di motonautica e vela. Subito accanto quelle
dei Carabinieri, della Polizia, della Guardia di Finanza e della
Capitaneria di Porto alla
quale è affidato il compito di regolare il movimento costiero di propria competenza.
Mentre si passeggia lungo le banchine, adocchiando le vetrine, sedendo nei numerosi caffè
o nelle verande dei ristoranti, è frequente ammirare nello specchio d'acqua di fronte al
porto fino all'orizzonte il volteggiare dei surf. Per i residenti ed i turisti la
passeggiata sul molo di ponente è d'obbligo, lo spumeggiare delle onde contro le
scogliere, le manovre di ormeggio delle imbarcazioni, l'inarcarsi delle canne da lancio
dei pescatori dalle scogliere, il tutto colorito dal riflesso del mare ed arricchito dal
profumo salato della brezza del vento ci offrono ogni volta una nuova
emozione.
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