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In antico invece,
all'apice del suo sviluppo, la villa era di maggiori proporzioni e verso l'entroterra
forse giungeva sino all'area dell'attuale Ospedale Militare nella Villa Sarsina. Verso la
costa invece si espandeva anche oltre la spiaggia, inoltrandosi nelle stesse acque del
mare con interessanti e suggestive soluzioni architettoniche. La villa nella sua storia ha
avuto varie evoluzioni e modifiche a secondo del periodo storico e del proprietario, tanto
che, per maggior chiarezza possiamo definire queste fasi in: fase Repubblicana ed
Augustea, fase Neroniana, fase Domiziana , fase Adrianea e fase
Severiana.
| Nella fase Repubblicana, la villa venne
edificata nel piano che domina il mare, posto ad occidente del moderno Faro, a poca
distanza del Capo d'Anzio, verso la metà del II sec. a.C. secondo i migliori canoni
architettonici allora in voga. |
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Muri, stanze, vani, ambienti, tutti perfettamente
ortogonali e paralleli tra loro, secondo uno schema rigidamente simmetrico. Questi resti,
ridotti quasi completamente alle sole fondazioni, vennero alla luce soprattutto a seguito
degli sbancamenti effettuati per aprire la moderna Via di Fanciulla d'Anzio e sono le
testimonianze di quanto rimane dopo la distruzione operata da Nerone che vi ricostruì
sopra un'altra villa di proporzioni ben più estese. Preziosi e numerosi invece sono i
resti dei pavimenti rinvenuti, collegati a queste strutture murarie e costituiti
soprattutto da piani battuti nella tenacissima opera signina. Non mancano neppure intonaci
dipinti di differente consistenza e differenti colori, sempre in connessione con le
strutture sopracitate.
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A questi pavimenti più semplici se ne accostavano, come
nel tablino, altri più lussuosi costituiti da tassellati di marmo. Attraverso un lungo
corridoio, poi, si passava al peristilio e di qui si giungeva, attraverso gradini ed
alcune costruzioni rustiche, sino agli orti. Resti di questa villa repubblicana furono
trovati (e distrutti) fino all'altezza della linea ferroviaria. Da Svetonio apprendiamo
che proprio ad Anzio, nel 2 a.C., soggiornava Ottaviano Augusto quando una delegazione del
popolo romano lo raggiunse per offrirgli il titolo di Padre della Patria. Che
Augusto
risiedesse nella propria villa si può arguire, tra l'altro, anche dal fatto che lo
storico non cita l'eventuale facoltoso suo ospite. Ora quale villa mai poteva ospitare il
primo imperatore di Roma se non questa per l'incanto della sua posizione e ridosso del
Capo d'Anzio, affacciata in una pittoresca baia e all'ombra del celebre santuario della
Fortuna anziate?
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L'appartenenza della villa all'imperatore
Augusto, segna per così dire, anche il futuro della villa stessa che facendo parte della
massa imperiale, o patrimonio privato dellimperatore, passerà di volta in volta
nelle mani di ogni imperatore che salirà sul trono di Roma. Nella fase
Neroniana, la
villa Repubblicana cede il posto ad una nuova villa con assetto architettonico
completamente differente.
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Chiaramente la monumentalità e la grandiosità delle
architetture rivela la trasformazione della vecchia villa gentilizia ormai ritenuta
insufficiente e non adeguata per la nuova concezione della dimora, del palazzo-villa,
degno solo di un imperatore ormai padrone del mondo conosciuto, adorato come un dio.
Poteva essere soltanto lui, Nerone Claudio Druso Germanico Cesare mosso non solo dalla
consueta sfrenata brama di gloria e di ostentazione, ma anche da un profondo amore per la
città che diede i natali non solo a lui ma anche ad altri suoi congiunti. La nuova
architettonica più rilevante rimane il gigantesco belvedere semicircolare, arricchito di
una loggia a colonne come nella altrettanto famosa Villa Iovis a Capri, fatta costruire da
Tiberio. L'ampia esedra che si origina dalla zona dell'ex tiro al volo, era chiusa a mare
rettificando il ciglio della pentima costiera, da un enorme muraglione. Il prospetto a
mare della possente muraglia di contenimento era quanto mai equilibrato ed elegante:
costruzioni su differenti piani ed un grandioso portico nascondeva la massa muraria.
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Il grande muraglione lineare che delimitava
il portico verso terra era spezzato ed alleggerito da un'esedra quadrangolare, ornata
all'ingresso da colonne nella parte centrale e, distanti da questa circa 14m., da altri
due nicchioni larghi quasi 4 metri ed alti almeno il doppio.Queste due nicchie, ornate nel
catino dal motivo classico della conchiglia, ospitavano due statue: quella della
"Fanciulla" fu rinvenuta ancora in piedi sulla sua base nella nicchia
occidentale.
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Una serie di sotruzioni e contrafforti costituiti da
nicchioni che spesso penetravano nellalto banco di macco, assicuravano stabilità
alle costruzioni superiori e costituivano una valida cerniera per quelle che degradavano,
a più piani, lungo la scogliera verso il mare. Lunghi corridoi, cunicoli di servizio e
scalinate mettevano in comunicazione gli ambienti superiori con quelli costruiti sul mare
stesso su di una banchina o piattaforma sostenuta da palizzate lignee. Proprio dietro il
promontorio di Capo d'Anzio venne costruita una darsena da diporto e di servizio per le
piccole imbarcazioni imperiali. Nell'entroterra, molto vasto, la villa si articolava in
padiglioni, ninfei, terme, giardini, fontane, terrazzi e belvederi. In questa fastosa
villa o palazzo imperiale gli architetti cercarono certamente di soddisfare ogni desiderio
e capriccio dellimperatore per rendere il suo soggiorno ad Anzio il più gradito
possibile. Nei vasti ed eleganti nuovi ambienti, potevano svolgersi al coperto anche,
recitazioni, piccoli spettacoli, danze e musiche destinate all'intrattenimento degli
ospiti imperiali e al folto stuolo di cortigiani che in ogni stagione dellanno
affolavano la villa. Nella fase seguente, Domiziano, non meno di Nerone portò ad Anzio il
suo gusto del grandioso e del raffinato ed Adriano, che non fu da meno, completò l'opera
iniziata. Murature in materiale laterizio e grandi ricorsi bipedali, allettati da ottima
malta pozzolanica grigiastra, a letti sottili, si innestano nelle strutture neroniane a
ridosso del lato occidentale della villa. Il modulo architettonico degli ambienti ritorna
ad essere quello rettilineo del primitivo impianto della villa. Nel lato a mezzogiorno in
particolare, ampi finestroni arcuati, sempre scanditi da lesene, si aprivano
direttamente sul mare in maniera tale da offrire un'areazione ed un'illuminazione
ottimali, unitamente al gradevole panorama sul mare. La decorazione architettonica era
integrata da quella pittorica: giardini fioriti animati da gaie fontane e da numerosi e
variopinti uccelli che intrecciano voli tra gli alberi lussureggianti e si posano
lievemente sui bordi delle fontane. Questo raffinato ambiente doveva anche essere popolato
di numerose statue collocate nelle nicchie ed arricchito di vasi e soprammobili posti nei
piccoli vani rettangolari. Si pensa che potesse trattarsi della famosa biblioteca
imperiale che ben conosciamo attraverso le fonti epigrafiche. Filostrato infatti, ospite
di Adriano in Anzio, in un suo scritto (Apollonio VIII, 20) oltre che celebrare l'amenità
del luogo e la bellezza della villa, esalta le collezioni bibliografiche della biblioteca
anziatina e ricorda soprattutto una vera e propria rarità: un libro con gli scritti di
Pitagora. Ma le caratteristiche di questa grande aula non escludono neppure che possa
essere stato un ambiente che costituiva uno dei più raffinati luoghi di incontro e di
svago della villa imperiale dove rilassarsi, magari dopo i bagni nellattiguo
calidarium o semplicemente luogo per sfuggire alla calura estiva senza privarsi al
contempo del fascino e del profumo del mare e della inebriante luce solare. Dai bolli
laterizi e dalle tecniche costruttive, possiamo attribuire a Domiziano in particolare
tutta questa sistemazione interna della villa con la costruzione di sistemi di isolamento
delle sale e di canalizzazione delle acque. Ad Adriano invece vanno attribuite piuttosto
le opere di abbellimento e di decorazione secondo il gusto ben conosciuto della sua villa
ai piedi di Tivoli nonché una serie di padiglioni distaccati dal corpo centrale della
villa di cui rimangono pochi avanzi che mettono in mostra la perfetta tecnica costruttiva
adrianea fatta da una serrata cortina di mattoni triangolari, sottili, ben cotti e
perfettamente uguali. Ci è noto dalle fonti storiche, che la villa subì durante il regno
dei Severi (fase Severiana) un altro importante restauro ed alcune radicali modificazioni
dellarchitettura precedente. Il gusto delle enormi e massicce realizzazioni
architettoniche, tipico di questa epoca, è presente anche nella villa imperiale di Anzio.
Abbattuta sin quasi alle fondamenta ed interrata l'esedra neroniana venne eretto un grande
atrio ad otto colonne come, fanno fede i dadi di base su cui poggiavano le colonne in
prezioso marmo cipollino. Questo atrio o ingresso principale immetteva attraverso una
breve e larga scalinata alla nuova imponente aula del palazzo. Questa aula, tripartita per
la sua grandezza in tre navate, ci richiama la monumentalità delle basiliche romane del
tempo. Le terme, poste poco più ad occidente della biblioteca o dieta della fase
precedente, costituiscono un altro importante e caratteristico edificio della
fase Severiana. Dellintero complesso, senz'altro imponente e monumentale, rimane ancora
ben visibile il calidarium, ovvero l'aula riservata ai bagni in acque calde. Pareti che
risplendevano di preziosi marmi disposti in colorite decorazioni di tipo geometrico. Tra
questi marmi abbondava il celebre e costosissimo marmo "africano". La villa
imperiale raggiunse in questa ultima fase la sua massima estensione.
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